Cambiamento…

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« Ma noi, siamo pronti a cambiare la nostra vita che nella maggior parte dei casi giusta non è? Cambiare è una delle cose più difficili da fare. Il cambiamento ci fa paura e nessuno vuole davvero correggere il proprio modo di vivere. Per questo siamo più favorevoli alla terapia oggettiva; per questo preferiamo curarci l’asma con l’aerosol, l’allergia con gli antistaminici e il mal di testa con l’aspirina.
Questo è molto più facile, e molto più sbrigativo, che mettersi a capire che cosa provoca in noi questi malanni. Se scoprissimo poi che sono dovuti all’abitare in una casa che ci è poco congeniale, alla compagnia di gente insulsa, al mangiare cose sbagliate e al fare un lavoro privo di significato, saremmo disposti a cambiare? Cambiare, come si fa? Questo senso di impotenza aumenta la nostra predisposizione al mal-essere. »
[Tiziano Terzani]

A proposito delle malattie, questa settimana nelle mie lezioni di Yoga ho cercato far riflettere i miei alunni affermando “TUTTI I MALI FISICI CHE ABBIAMO VENGONO DALL’ INTERNO” .

RIFLETTIAMO…

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Kurmasana (La posizione della Tartaruga) – Simbologie

La tartaruga è ricchissima di simbologie, la maggior parte positive e qualcuna negativa. La principale simbologia negativa è la lentezza, che però diventa anche la sua forza positiva: la lentezza è anche persistenza e pazienza. La lentezza ha un’altra lettura temporale: la durata. La tartaruga è anche simbolo di longevità e quindi la saggezza della lunga esperienza.
L’aspetto della tartaruga, asciutto e rugoso, ricorda l’aspetto di una persona anziana, aumentando la simbologia della saggezza e dell’esperienza. In oriente la tartaruga porta una vita lunga e felice.

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La tartaruga è anche simbolo di stabilità: se nessuno la rovescia, la tartaruga non cade mai. È un animale talmente stabile che nella cosmologia Induista l’universo poggia su una tartaruga. La tartaruga è anche uno degli AVATAR di Vishnu. In nessun modo possiamo considerare la tartaruga un animale acrobatico.

Il GATTO e lo YOGI

Il praticante dello Yoga (yogi o yogin), dovrebbe assomigliare ad un gatto nella sua eleganza e nel suo silenzio nel muoversi, il gatto può essere un “maestro” di yoga, basta che il praticante abbia 3 gatti a casa…

I miei gatti

I miei 3 gatti, Socrate (tutto bianco a sinistra), Zero (in mezzo) e Chopin (a destra)

” I gatti sono animali in grado di restituire un’immensa profondità spirituale e mentale attraverso i loro occhi indagatori ma prima di concedervi questo privilegio, vi chiederanno di dimostrarvi quanto siate degni di fiducia. L’amicizia di un gatto è un bene prezioso e irripetibile, averla contribuisce a sentirsi più fieri di sé e del proprio rapporto con il mondo “.

Le frasi più comuni nelle mie lezioni…

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” Dita delle mani a coppa, su la testa diritta la colonna e venite su… ”

” Giù le ginocchia unite, piedi uniti, indietro, …. ” Malasana…

” Piedi separati come le anche, perpendicolarità delle gambe e intensamente in basso il tronco le braccia e la testa ” … Uttanasana …

In Savasana ” Intensamente rilassati ”

“Allargate le dita delle mani ” , ” Su gli ischi ” , ” Forti le gambe ” , ” Estendere la colonna ”  , “Allargate le dita delle mani ” … Adho Mukha …

Alla fine di ogni lezione,

” Statemi bene ”

Namaste

Namasté

La differenza fondamentale tra il “FACHIRO” e lo “YOGI”

fachiro_01  Fachiro = sviluppano una volontà NON cosciente, ottengono un po’ di forza di volontà.

Yogi = creano una coscienza sottile, una volontà cosciente (ascolto interno).

Tratto da Wikipedia il significato della parola fachiro:

” Il termine fachiro deriva dall’arabo faqir (فَقير ) che significa povero e originariamente identificava i dervisci musulmani, diffusi soprattutto in Anatolia e in Persia, i quali vivevano nella più assoluta povertà; in seguito fu usato per indicare i mendicanti indù noti per la dedizione allo yoga e per le pratiche mistiche alle quali si dedicavano “.

Al giorni di oggi “il fachiro” non è più un “YOGI”, si intende generalmente un asceta in grado di sottoporsi a prove particolarmente gravose quali camminare su carboni ardenti, o dormire su letti irti di chiodi. È ormai d’uso comune indicare con tale termine anche chi, seppure non di origine indiane, è in grado di effettuare questi tipi di esercizi.

Da riflettere:

Forse tanti “YOGI” sono come dei “FACHIRI”, ma non tutti “FACHIRI” sono come dei “YOGI”.

Buona Domenica!!!

Buongiorno a tutti, mi chiamo Eduardo Thomaz de Aquino, lo so è un nome lungo, voi chiamatemi Edo, sono un insegnante di Yoga a Brescia. Questo è il mio blog, insieme a voi voglio trasmettervi la mia più grande passione, il mio lavoro…la mia vita.

Ecco il mio canale su YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC6a6UsrwhmZpVgRpHd9JBBw/feed

Vi auguro una buona giornata. Mi raccomando seguitemi.

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Coscienza e l’Ego nello Yoga

La nostra coscienza è una piccola parte di noi, dove l’ “EGO” non ci da tregua…portando coscienza nelle piccole parti del nostro corpo praticando lo Yoga possiamo darci una “chance” al nostro risveglio, ma tutto potrebbe alimentare ancora di più l’ “EGO”, allora cosa fare?

Yama Niyama

Yama e Niyama è il “pezzo mancante”, è come se noi guidassimo una macchina senza patente, magari uno sa guidare, ma non sa e non applica il codice stradale, quindi, manca sapere e applicare le regole di condotta, le discipline etiche dello Yoga. Sono come dei comandamenti, regola di moralità nella vita individuale e sociale.

YAMA
“freni”, autocontrollo, comportamenti verso gli altri.

Aimsha
nonviolenza: non farsi del male, non fare del male a nessun essere vivente, essere consapevoli del ferire e del ferirsi.

Satya
veridicità: vivere nella verità, in una relazione con la realtà semplice e non artefatta.

Asteya
non appropriazione: abbandonare il desiderio di appropriarsi di esseri viventi, oggetti, pensieri.

Brahmacarya
continenza: vivere con moderazione nella coscienza della non-dualità, riconoscere il divino in ogni essere e in ogni cosa.

Aparigraha
non attaccamento: non accumulare beni materiali e immateriali.

NIYAMA
“osservanze”, discipline, comportamenti verso se stessi.

Saucha
purezza: purificazione del corpo e dello spirito.

Samtosa
contentamento: gioia, raggiungere la suprema felicità con l’accontentarsi.

Tapas
volontà cosciente: ardore di elevarsi spiritualmente, vigore nel sopportare i contrasti.

Svadhyaya
studio: lettura dei testi, studio di sé e dei modi di ricongiungersi al Sé.

Isvara Pranidhana
abbandono al divino

Namasté