CORRIERE DELLA SERA – 28/03/2014 – Cronaca di Brescia (Nadia Busato)

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Il corpo sensibile

Alla Associazione Culturale Paganora 7 Yoga appuntamento con il workshop

sull’anatomia sensoriale tenuto dal danzatore Carlo Locatelli

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«Ogni volta che attraverso il mio corso di anatomia umana provo un senso di connessione (retrouvaille) con qualche cosa che ci appartiene profondamente e che continuamente sfugge. Qualche cosa di fondamentale e d’antico, che esiste a monte del concetto e dell’ astrazione. Una forma concreta d’esistenza e dell’essere attraverso la materia. Una forma di chiarezza. È forse una coscienza dimenticata che vive attraverso l’esperienza della pelle, i movimenti della respirazione, nelle carezze intime del sangue, nelle ossa, nella polpa». Così scrive Carlo Locatelli sul suo blog (carlolocatelli.com) per descrivere l’anatomia sensoriale, che sarà l’argomento di una conferenza di un workshop intensivo ospitato questo fine settimana allo spazio AP7 – Associazione Culturale Paganora 7 a Brescia. Locatelli è danzatore professionista, di stanza a Parigi dal 1992, laureato in Psicopedagogia percettiva all’Universita Fernando Pessoa di Porto e impegnato nello studio e nell’insegnamento dell’anatomia applicata al movimento all’Université Paris VIII e alla Sorbonne Paris IV. A Brescia presenterà un percorso articolato su due piani: il primo teorico focalizzato sull’approfondimento dell’anatomia del corpo, il secondo pedagogico e percettivo basato sulla propriocezione con l’obiettivo di prendere coscienza e di integrare in una sola unità le varie parti descritte. La propriocezione è infatti un termine della neurofisiologia con cui si indicano i processi neurologici non coscienti che intervengono nella gestione dell’equilibrio statico e del movimento; più in generale indica anche la capacità di percepire coscientemente e riconoscere l’insieme delle sensazioni e la posizione del proprio corpo nello spazio. In altre parole: è la capacità di essere fisicamente presenti a se stessi. Venerdì alle 21 si terrà la conferenza, mentre il workshop inizierà sabato alle 9,30. Iscrizioni e informazioni sul sito dell’Associazione Culturale Paganora 7 kayogabrescia.wordpress.com o contattando il responsabile Eduardo Aquino al numero 3881168098.

Nadia Busato.

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Dona Holleman

“Yoga karmasu kausalan”. Bhagavad-Gita
“Lo Yoga è la capacità in azione”.
Ciò si riferisce a qualsiasi azione, appartenente a qualunque settore della nostra vita. In altre parole, non è ciò che facciamo a diventare yoga, ma come lo facciamo. qualcuno potrebbe eseguire un’ asana complessa, ma totalmente priva d’accuratezza e bellezza. Al contrario, potrebbe fare una semplice passeggiata su un marciapiede con sublime bellezza e maestria. Ciò che fa la differenza è il nostro stato di coscienza: esso solo stabilisce se un’azione è “yoga” o un semplice movimento.

Asana e il movimento

Lo scopo nella pratica degli asana è quello di imparare a piegare e estendere le spalle e le anche e di portare maggiore movimento alle vertebre toraciche in modo da proteggere la zona cervicale e lombare.

In ogni movimento ci sono 2 passaggi, prima bisogna avere una chiara immagine del movimento che vogliamo fare, poi mentalmente sciogliamo e annulliamo i blocchi che impediscono il movimento di farsi da solo, non si deve usare forza muscolare per fare il movimento.

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Il movimento è ciò che siamo, non qualcosa che facciamo

Come potremo risolvere lo stridente contrasto fra la rigidità di un programma ginnico e la libera creatività di un movimento guidato dall’istinto?

Idealmente non saremmo in grado di distinguere fra il movimento e il resto della nostra vita. Se veramente unificata, un’unità funzionale integrata no può essere sentita come un insieme di parti distinte. Ma molto spesso abbiamo le sensazione che il movimento presenti qualche disfunzione o sia addirittura assente. Prima che diventi un aspetto naturale della vita di una persona può essere necessario che sia praticato alla stregua di un esercizio o una terapia. Viviamo in tempi frenetici, sì che le nostre vite possono essere facilmente dissociate e fatte a pezzi. Siamo separati del mondo della natura, dai nostri ritmi naturali e dal nostro istinto naturale a muoverci sentito come parte del nostro meccanismo omeostatico capace di correggersi e guarirsi spontaneamente. E’ perciò indispensabile esaminare i nostri atteggiamenti e la nostra esperienza del movimento.

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Yoga Rocks Reatreat

ImmagineCreta , ricca di storia , è la più suggestiva di tutte le isole greche e tiene alla sua portata la gemma che è Triopetra . L’atmosfera è incredibile in questa posizione incontaminata il luogo ideale per rilassare, lontano dalle pressioni della vita quotidiana. Non c’è nessuna pressione per diventare uno yogi – anche se le altre opzioni non mancano! Rilassatevi, godetevi lo spazio.

Il ritiro è il luogo ideale per immergersi nello yoga o semplicemente rilassarsi sulla spiaggia.Immagine

Magico Triopetra

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http://www.yogaholidaysgreece.com

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Corrado Malanga • ghiandola pineale, scie chimiche, elettromagnetismo

GHIANDOLA PITUITARIA, GHIANDOLA PINEALE, IL TERZO VENTRICOLO, SPOSALIZIO MISTICO, IL TERZO OCCHIO, ONDE THETA.

Il sesto chakra è spesso conosciuto come Terzo Occhio. Tuttavia, secondo i postulati dello yoga (nello specifico quelli scritti da H. H. Mahatapaswi Shri Kumarswamiji), la ghiandola pituitaria del sesto chakra e la ghiandola pineale del settimo devono congiungere le loro essenze per aprire il Terzo Occhio.

GHIANDOLA PITUITARIA

La ghiandola pituitaria è grande quasi quanto un pisello ed è situata dietro il centro della fronte, in mezzo agli occhi. Perciò, il sesto chakra è spesso chiamato il Chakra della Fronte. La ghiandola pituitaria è conosciuta come la ghiandola maestra, poiché agisce come centro di controllo principale che invia messaggi a tutte le altre ghiandole dai suoi due lobi, quello posteriore e quello anteriore. La ghiandola pituitaria stimola la crescita appropriata delle ghiandole e degli organi che regolano lo sviluppo sessuale.
La ghiandola pituitaria è chiamata il “posto della mente” con il lobo frontale che regola i pensieri emozionali, quali la poesia e la musica e il lobo anteriore che regola il pensiero concreto e i concetti intellettuali. Dall’altro lato, la ghiandola pineale è conosciuta come il “posto dell’illuminazione, dell’intuizione e della coscienza cosmica”. La ghiandola pineale è alla ghiandola pituitaria ciò che l’intuizione è alla ragione.

GHIANDOLA PINEALE

La ghiandola pineale è a forma di cono ed è situata in mezzo al cervello dietro e proprio sopra la ghiandola pituitaria. La ghiandola pineale contiene pigmenti simili a quelli che si trovano negli occhi ed è connessa ai talami ottici, quindi controlla l’azione della luce sul corpo. La ghiandola pineale è situata nella parte posteriore finale del terzo ventricolo del cervello e la ghiandola pituitaria è situata sulla sommità del terzo ventricolo. Si dice che il congiungimento delle essenze di queste due ghiandole nel terzo ventricolo è ciò che apre il Terzo Occhio.
La ghiandola pineale agisce in due modi per inibire l’azione della ghiandola pituitaria. Primo, la ghiandola pituitaria è responsabile dell’attivazione dell’adolescenza e dell’inizio della sessualità e la ghiandola pineale controlla la ghiandola pituitaria per prevenire un risveglio sessuale prematuro. Secondo, il pensiero umano è considerato come un risultato dell’azione sospesa e la ghiandola pineale inibisce l’immediato scaricamento dei pensieri nell’azione. Questa inibizione fa sì che guardiamo dentro di noi e ponderiamo profondamente le nostre azioni e reazioni.

Questa introversione è indispensabile per l’auto-realizzazione poiché sposta la nostra attenzione dal mondo esteriore a quello interiore. Quando il mondo esterno scompare, il nostro cerchio di coscienza si contrae perché l’attenzione principale è concentrata sul sé interiore. È questa attenzione interiore che magnetizza la “luce spirituale” nella ghiandola pineale.

IL TERZO VENTRICOLO

Il terzo ventricolo del cervello è una stretta apertura che si trova vicino alla base degli emisferi cerebrali e che separa le due aree talamiche. Queste aree talamiche sono il “magazzino” di tutte le percezioni sensoriali. Quando la ghiandola pituitaria e pineale sono completamente sviluppate e stimolate attraverso la meditazione sul sesto e sul settimo chakra, le loro vibrazioni si fondono ed attivano il Terzo Occhio. Una volta che il Terzo occhio è aperto abbiamo un accesso personale alla conoscenza superiore. Il Terzo Occhio aperto è chiamato l’“Occhio dell’Anima”.
Lo Shiva yoga è una forma di pratica yoga che si concentra sul risveglio della ghiandola pineale. Questa ghiandola è spesso dormiente, perché il nostro sé tridimensionale è di solito concentrato sul mondo esterno anziché sulle sfere superiori. Lo Shiva yoga insegna che la luce cosmica discende per incontrare l’individuo attraverso la connessione nervosa del talamo ottico del chakra della corona. Una volta che la Kundalini è risalita fino alla ghiandola pituitaria, questa si fonde con la luce cosmica che la ghiandola pineale ha ricevuto nel terzo ventricolo.

SPOSALIZIO MISTICO

Il cervello umano ha una somiglianza fondamentale con l’embrione umano e androgino. La ghiandola pituitaria sostiene la carica positiva maschile e la pineale sostiene la carica negativa femminile. Quando le energie maschili e femminili si incontrano nel cervello, questo viene riconosciuto come lo Sposalizio Mistico. Lo Sposalizio Mistico inizia la nascita della nostra coscienza multidimensionale e del nostro passaggio conscio nella quinta dimensione ed oltre.
La Kundalini che si eleva, attrae verso l’alto l’energia di Madre Terra attraverso i canali nervosi, dentro il midollo allungato, attraverso l’area del Ponte (di Varolio) del cervello e poi giù, nella ghiandola pituitaria dietro gli occhi. Le accresciute radiazioni della pituitaria passano poi attraverso il terzo ventricolo per risvegliare la ghiandola pineale che ha ricevuto luce dalle dimensioni superiori. L’energia femminile della terra si fonde con la ghiandola pituitaria maschile e la ghiandola pineale femminile riceve l’energia non manifesta dallo Spirito. Quando le essenze dei due chakra risvegliati si incontrano nel terzo ventricolo, c’è l’unione e l’armonia dello spirito nella materia, mentre le forze multidimensionali della luce spirituale si fondono con la materia del nostro cervello tridimensionale.

IL TERZO OCCHIO

Il Terzo Occhio aperto è conosciuto anche come l’Occhio Centrale di Shiva, l’Occhio di Horus e il Corno dell’Unicorno. Il Tempio di Ma’at in Egitto era dedicato al processo dell’apertura del Terzo Occhio. Il Terzo occhio è un occhio eterico o quadridimensionale. Agisce come ricevente sensibile, e trasmittente, per mezzo del quale le vibrazioni di molti tipi diversi possono essere tradotte, interpretate e disperse nel nostro cervello tridimensionale per ottenere la saggezza e l’illuminazione. Attraverso quest’OCCHIO si percepiscono i piani interiori, le forme pensiero e le entità più elevate. Si acquisisce anche un miglior senso della causa e dell’effetto.
Tutti gli occhi hanno bisogno di una lente per dar significato ad una sensazione della luce percepita, incluso il Terzo Occhio. La lente del Terzo Occhio è situata nella nostra aura, proprio di fronte al terzo chakra. La costruzione psichica di questa lente è parte della disciplina che conduce ad una precisa percezione con il nostro occhio interiore. Utilizzando questo punto nell’aura (fra gli occhi e nel centro della fronte) come punto focali durante la meditazione, possiamo facilitare lo sviluppo della lente del nostro Terzo Occhio. Utilizzare questa forma di meditazione facilita anche la coscienza delle onde theta.

ONDE THETA

Le onde theta (4-7 cicli per secondo) si verificano durante il sonno e sono dominanti nel nostro stato più elevato di meditazione. Normalmente sperimentiamo le onde theta solo mentre ci stiamo per addormentare, durante alcuni sogni e quando ritorniamo dalle profondità del sonno delta. Le immagini che percepiamo quando ci stiamo per addormentare e ci risvegliamo sono in onde theta. Durante le meditazioni theta, siamo in un sogno lucido, dove immagini vivide lampeggiano davanti alla nostra visione interiore. In questo stato, siamo estremamente ricettivi alle informazioni inviate dalle dimensioni superiori.
Lo Stato Sciamanico di Coscienza, che è nelle onde cerebrali theta, ci permette di viaggiare nei piani superiori. Il suono ritmico e costante del tamburo colpito quattro volte e mezza per secondo (le onde theta sono 4-7 cicli per secondo) è la chiave che trasporta uno sciamano nella parte più profonda della sua trance Sciamanica. Anche il suono ritmico e costante dei canti dei Buddisti Tibetani che trasporta i monaci e altri ascoltatori nei regni della meditazione segue questo ritmo.

Le onde theta sono state identificate anche come la porta verso l’apprendimento e la memoria. La meditazione theta accresce la creatività, intensifica l’apprendimento, riduce lo stress e risveglia l’intuizione, così come altre abilità della percezione extra sensoriale. La coscienza theta ci permette di connetterci con le nostre ispirazioni creative, la guida spirituale ed esperienze molto importanti. Attraverso la meditazione theta, possiamo aprire il Terzo Occhio ed accedere alle onde delta che ci uniscono con l’Energia Universale e la Coscienza Cosmica.

Forza e flessibilità. Trattenere e lasciare andare.

Forza e flessibilità. Trattenere e lasciare andare.

Un giorno vai su con una leggerezza di una foglia, ti pieghi come un giunco, stai su una gamba tranquilla. Il giorno dopo è tutto diverso, fatto di rigidità, pesantezza, squilibri. Non ci sono conquiste date, record che puoi solo migliorare come nello sport. Lo yoga ti insegna rimetterti in ascolto ogni giorno, ed a rifare dei gesti semplici come se fosse la prima volta, e per di più come se fosse qualcosa di inedito e straordinario. Il regalo che fa a chi scrive è l’esercizio di una eccezionale concentrazione, quella che ti permette di scrivere un testo alla volta con attenzione, come se fosse l’unica cosa che deve fare in tutta la tua giornata e non ci fossero altre mille cose che aspettano; di sgombrare la mente dei rumore di fondo dei suoni e delle parole; e di individuare proprio quella giusta, come un arciere che colpisce il bersaglio. Costruire un asana è un gioco di equilibri sottili e aggiustamenti continui tra la flessibilità e forza, capacità di tenere e capacità di lasciare andare, di mandare il soffio del respiro ad ammorbidire rigidità e tensioni.

Dona Holleman “La rivoluzionaria”

Immaginedi Emina Cevro Vukovic

Esistono persone lineari e persone eclettiche, difficili da decifrare. Dona Holleman, una delle insegnanti yoga più famose al mondo, è tra queste ultime. Ha formato almeno seicento insegnanti, ha avuto migliaia di allievi e con tranquillità afferma: «molti sostengono che lo yoga conduca su un cammino spirituale, non ci credo, non è vero. Lo yoga, di per sé, non porta da nessuna parte. Può farti diventare più sciolto, più sano, più rilassato. Se bastasse avere un corpo sciolto allora tutti gli acrobati del circo sarebbero dei grandi yogi, il che è falso. I risultati di questa disciplina dipendono da come la si usa, dall’intento di chi la pratica».

Tanti paesi, tante vite

Nata in un campo di concentramento in Thailandia, da genitori di origine olandese ma cresciuti in Indonesia durante il periodo coloniale, conobbe da piccola il Buddhismo e la religione cattolica, e in seguito, nel castello di Eerde in Olanda, lo stile di vita della comunità quacchera. Quando la famiglia si trasferì per tredici anni a Giava, studiò il Buddhismo e il Taoismo. Nell’isola, assisteva a spettacoli di danza e a concerti che le trasmisero l’amore per il lavoro con il corpo e per la musica come strumenti di ricerca spirituale. In seguito ha vissuto in Olanda, Gran Bretagna e dal ‘72  in Italia, ma ha sempre viaggiato molto, tornando spesso in Indonesia. La sua esperienza di vita è un incrocio fitto e profondo di culture. Lingua madre? Non sa più quale sia, l’olandese l’ha un po’perso,  parla inglese e italiano. Passioni? Lo yoga, naturalmente, il pianoforte, che suona da quando aveva sei anni, l’equitazione, il ballo, il giardinaggio. Vita privata? Sempre difesa, non ama parlare di sé. Filosofia yoga? L’ascolto del corpo l’ha portata alla pratica del wei-wu-wei taoista, il “fare senza fare”, l’agire come l’acqua scorrendo con la corrente, in contatto con il qui e ora, in un’attenzione totale, non discriminante. Ne parla nei suoi libri, la maggior parte in inglese, come “Dancing the Body of Light”.

Natura e animali

Il giorno dell’intervista mi accoglie nel suo giardino, ben curato, da cui si gode una vista fantastica: il lago di Garda e le Prealpi sullo sfondo. Vive a Soiano del Lago da dodici anni, dove insegna yoga. Qui, nel suo grande giardino ha costruito un piccolo maneggio dove si esercita nel dressage. Dona ha un fisico atletico, il volto tonico di chi passa molte ore all’aria aperta. «Dopo quarantacinque anni di yoga – racconta – sento il bisogno di stare fuori e di fare un esercizio più cardiovascolare, come montare a cavallo. Il contatto con gli animali e la natura mi dà una grande gioia. Tutto dipende dall’età. Lo yoga in questo momento della mia vita è troppo “in casa”, troppo dolce. Ogni persona deve ascoltarsi e andare per la sua strada».

Saliamo i terrazzamenti del giardino ed entriamo in casa, piccola, semplice; viveva in una più grande, ma l’ha venduta da poco: «Con l’età – dice –  è meglio semplificare, tenere l’energia per ciò che conta realmente». Nel soggiorno, con ampie vetrate, accoglie i  gruppi più piccoli di allievi, per quelli più numerosi affitta una sala in paese. Tiene quasi esclusivamente corsi di perfezionamento e per insegnanti: per avere un suo diploma vengono dal Messico, dal Cile, dall’Argentina. Parte dell’anno viaggia per insegnare in Gran Bretagna e Olanda.

L’insegnamento di Iyengar e la radicalità di Krishnamurti

Ha cominciato a praticare yoga nel periodo in cui viveva in Olanda,  poi nel ‘64, tramite Krishnamurti, incontrò il maestro B.K.S. Iyengar e studiò con lui  in India per due anni, nel ‘64 e nel ‘69. «Lo yoga – racconta – era un impegno a cui dedicavo molte ore al giorno  e lo facevo senza pensare all’insegnamento. Oggi la maggior parte delle persone non vuole apprendere lo yoga, vuole immediatamente diventare un insegnante. Per qualsiasi materia all’Università si studia duramente quattro, sei anni, perché per lo yoga deve essere diverso?». Tornata in Olanda fondò il BKS Iyengar Work Group e tenne i primi corsi per insegnanti. Nel ‘72, dopo un periodo a Londra, si trasferì a Firenze e aprì la BKS Iyengar School dove insegnò per venticinque anni.

Ora il suo centro si chiama Epona Yoga Studio e con Renato Turla rilascia diplomi di “Centred Yoga”(dopo corsi di quattro anni, vedi il sito www. yogajyotim.com); ne ha descritto i principi fondamentali nell’introduzione al libro di Renato Turla, appunto, “Harmonic Passages”. La sua scuola, oggi, si discosta da quella di Iyengar. «Nell’insegnamento – sostiene – si tratta di trovare un equilibrio tra severità e sensibilità». Conduce tre, quattro ore di pratica al giorno e poi dà agli allievi esercizi individuali da studiare a casa. «La mente nella concentrazione – spiega – si stanca molto facilmente. Conosco persone che tengono corsi anche di otto, nove ore al giorno. Non sono d’accordo, possono diventare una forma di dominio. Attraverso la stanchezza puoi rompere le difese dell’altro, entrare dentro la sua personalità e manipolarlo». Si rivolgono a lei allievi provenienti dalle scuole più diverse. «Per me – prosegue ridendo – è più facile insegnare se non vengono dalla scuola di Iyengar. È una disciplina molto precisa. Va bene, però il rigore può diventare una prigione che non ti permette di sperimentare».

Si spiega meglio: «Iyengar è molto tradizionale. È un indiano brahamano, è rigido, non riesce a uscire dal suo punto di vista. Ha tutti i suoi testi sanscriti, i suoi Veda e la figlia in cucina che gli prepara da mangiare mentre lui guarda la televisione. In un insegnamento yoga ci deve essere una buona base di anatomia, a questo sì dedico attenzione. Non insegno, invece, filosofia indù perché non credo che c’entri. A cosa servono la “Bhagavad Gita”, i Veda? Dopo tremila anni di belle parole l’India è il Paese dei paria. L’India è la prova che le belle parole non bastano. Vai a fare la vita dei paria e poi parlami dei valori dell’induismo. Per me lo yoga è una cosa e la filosofia indù un’altra. Lo yoga è universale, non appartiene all’India, è un modo di vivere nel quale si cerca di mantenere il corpo più sano possibile, la mente più lucida e di vivere il quotidiano in maniera serena, senza rabbia, con semplicità. E per condurre una vita equilibrata conta prima di tutto la testa, poi viene il corpo. Un corpo sano può aiutare ma non è il sine qua non della realizzazione personale. Fondamentale è la qualità della propria vita, il resto è un extra. Una persona può leggere in uno scritto di Patañjali che non va bene arrabbiarsi e tali parole diventano una nobile aspirazione. Conosco persone che sanno a memoria Patañjali ma che nella vita di tutti i giorni hanno molte difficoltà. Allora il loro leggere diventa una falsità. Lo yoga intrapreso per rilassarsi e star bene è un gioco carino, ma per stabilire la tua verità vale quello che fai nella vita».

In questa visione radicale si sente l’eco delle parole di Jiddu Krishnamurti, il grande maestro spirituale indiano, di cui è stata seguace per venti anni. Krishnamurti, maestro di libertà, invitava a rinunciare a ogni consolante certezza prefabbricata di fedi e ideologie per cercare senza pregiudizi la propria personale verità. Chiedo a Dona Holleman, se era davvero bello come sembra nelle foto. «Era molto bello, come spesso sono gli indiani brahmani – e aggiunge – era una brava persona». Nel suo sito Dona parla anche di Vanda Scaravelli come una delle persone che più hanno ispirato la sua vita. Seguace di Krishnamurti, era una bravissima concertista. A Firenze Dona prendeva lezioni di pianoforte da lei e contraccambiava con le lezioni di yoga. Con il tempo, Vanda divenne una famosa insegnante. Insieme studiavano le correlazioni tra musica, danza e vita spirituale. Chiedo in che senso Vanda l’abbia ispirata. C’è un momento di silenzio. Mentre riflette dice: «qui si va nelle acque profonde». Dopo alcuni istanti afferma: «La maggior parte della gente è normale, qualcuno, però, ha una marcia in più. Vanda era una di queste, come Krishnamurti. Persone così sono più sagge, più profonde, ma di natura, non perché hanno studiato o si sono impegnati, sono nate così».

Senza intento non c’è nulla

«L’essere umano ha diversi modi per arrivare. Una persona può impegnarsi duramente e raggiungere la meta o può usare un’altra energia, che è quella che io chiamo “dell’intento”, e arrivare lo stesso, ma con meno fatica. Molta gente non sa dove vuole arrivare, sia nello yoga, sia nella vita. Nella pratica, poniamo di una posizione di equilibrio sulle mani, ci tenta e ritenta, cade, spreca energia. Il primo passo da compiere, invece, è trovare la calma, raccogliere tutta l’energia; in questo modo si raggiunge l’asana, senza sprechi. Lo stesso avviene nella vita. Lo yoga non ha così importanza. Il mezzo per centrarsi per qualcuno può essere lo yoga, per altri la bicicletta. Bisogna ritornare al proprio centro e formulare un intento. Senza questo legame, praticare serve a poco. È importante dire voglio cambiare questo dentro di me e allora farò musica, farò yoga, farò equitazione solo così può funzionare. Non basta leggere Patañjali. Non basta praticare. Lo yoga non è una compravendita, lo faccio dunque ottengo. No, serve l’intento».